Visualizzazione post con etichetta metoo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta metoo. Mostra tutti i post

lunedì 7 ottobre 2024

BARBARIAN: L'ORDINARIO ORRORE DI UN MONDO AL MASCHILE

La diffusione del movimento Metoo non ha "solamente" permesso di smascherare un vero e proprio sistema di sopraffazione adottato da un gigante di Hollywood come Harvey Weinstein nei confronti delle donne a lui sottoposte, ma, soprattutto, ha soverchiato un vaso di Pandora di più vaste dimensioni su una lunga serie di comportamenti e abitudini maschili che discriminano e mortificano il mondo femminile in ogni ambito della vita. Come quasi sempre accade per i grandi mutamenti sociali e culturali la narrativa horror riesce a captare con efficacia unica ciò che comportano queste piccole o grandi rivoluzioni, facendo di presenze soprannaturali e non solo delle potenti metafore con cui affrontare il cambiamento. Nel solco di quanto già fatto da titoli quali A Girl Walks Alone at Night (Ana Lily Amirpour, 2014), Midsommar (Ari Aster, 2019) o L'uomo invisibile (The Invisible Man, Leigh Whannel, 2020) si inserisce Barbarian, diretto da Zach Cregger nel 2022. Nonostante un budget piuttosto risicato per gli standard statunitensi, il film si rivela un inaspettato successo al botteghino, suffragato da recensioni entusiastiche in tutto il mondo, rendendolo una delle maggiori sorprese, nel genere e non solo, dell'anno.


Tess (Georgina Campbell), protagonista delle pellicola, arriva a Detroit per un colloquio di lavoro e prenota online una casa in un quartiere che si rivela tutt'altro che raccomandabile. Arrivata allo stabile in una notte tempestosa scopre però che è stata affittata anche a Keith (Bill Skarsgard), che le offre di condividere l'edificio date le condizioni della zona e la totale assenza di camere libere negli hotel circostanti. L'iniziale diffidenza verso il coinquilino viene dissipata nel corso della notte ma quando Tess il giorno seguente, dopo aver incontrato la sua possibile datrice di lavoro, scopre all'interno della casa una serie di stanze e corridoi segreti nel seminterrato la situazione si trasforma radicalmente.


Indugiare oltre sulla trama di Barbarian rischia di privare lo spettatore di uno dei grandi pregi dell'opera in analisi, ovvero la sua capacità di deviare a più riprese dopo aver intrapreso strade molto familiari per qualunque appassionato di horror e thriller. Dopo una prima sezione in cui Cregger gioca in maniera molto consapevole ed efficace con la capacità di sopportazione della suspense da parte del pubblico, infatti, il regista vira completamente personaggi e punti di vista alla maniera di Psycho (Alfred Hitchcock, 1960) ma anche registro narrativo ed estetico. Dalla crescente e strisciante tensione creatasi tra Tess e Keith la macchina da presa sposta il proprio obiettivo verso AJ (Justin Long), attore mostrato inizialmente mentre sfreccia su una decappottabile nel tipico ambiente idealizzato della California più ricca ed estetizzata, sfoggiando un atteggiamento altrettanto solare e una sbadataggine che porta quasi forzatamente lo spettatore a provare simpatia nei suoi confronti, salvo poi scoprire, con lo stesso andamento in crescendo visto in precedenza, quanto le accuse di abusi sessuali a lui rivolte siano tutt'altro che campate in aria e che dietro la metamorfosi in horror comedy si cela in realtà un personaggio totalmente incapace di provare empatia per il prossimo, specie se donna e di suo interesse sessuale. Anche stavolta, nel momento di Spannung della parabola legata all'attore ecco che l'autore tira fuori dal cilindro un ulteriore deviazioni di punto di vista, a cui si accompagna anche un salto temporale verso il passato, in quegli anni Ottanta reaganiani resi ancor più vividi nel loro ostentato e falso perbenismo dai colori pastello della fotografia che ricordano pellicole che svelavano proprio l'ipocrisia di quella fase della storia americana come Velluto blu (Blue Velvet, David Lynch, 1986) o Nightmare - Dal profondo della notte (A Nightmare on Elm Street, Wes Craven, 1984).


Nel solco della migliore tradizione del cinema di genere questa costruzione anticlassica del racconto serve a Cregger non solo per donare freschezza agli elementi più riconoscibili dell'horror, evitando che il pubblico possa perdere interesse per quanto accade sullo schermo, ma a questa più superficiale chiave di lettura aggiunge una, persino troppo, evidente manifestazione tramite i medesimi topoi di una sorta di spettro della mascolinità tossica, a partire dal grado più basso fino a quello più violento e quasi disumano. Se nel caso della terza dimensione della narrazione, quella nel passato, è quanto mai chiaro il motivo per cui l'uomo agisce in maniera predatoria verso le donne, la situazione assume sfumature diverse in AJ, che solamente nel finale sembra mostrare una reale consapevolezza di quanto oggettifichi le persone che lo circondano, dopo aver invece parlato con una disarmante superficialità di come abbia avuto dei rapporti con una collega nonostante lei gli avesse detto di no a più riprese. Ancor più sottile, specie per molte generazioni di uomini, è la situazione che si crea nella primissima parte del lungometraggio: agli occhi di molti il comportamento di Keith potrebbe apparire galante e attento ai bisogni di Tess ma qualunque donna si rende conto fin dagli inziali scambi di battute tra i due come egli imponga, seppur senza esasperare i toni, la propria volontà all'altra, minimizzando peraltro qualsiasi sua preoccupazione facendo pensare al tipico pregiudizio sull'isterismo femminile. Pregiudizio che esplode successivamente quando la protagonista gli rivela della presenza di sordide stanze nascoste nella casa e il coinquilino, invece di comprende la sua paura e aiutarla, ridicolizza queste sensazioni e arriva fino al punto di frapporsi anche fisicamente a lei. Per quanto sia palpabile una certa attrazione tra i due, dunque, l'uomo anche in questa relazione impone la proprio volontà alla donna sminuendone ogni emozione o bisogno, oltretutto quando la loro conoscenza avviene già in un contesto chiaramente rischioso e che avrebbe fatto fuggire a gambe levate molti di noi, a prescindere dal genere. E non è un caso che neanche la polizia, rappresentata da due agenti maschi, dia peso alle richieste di soccorso di Tess, sebbene qui si aggiunga anche una questione più socio-politica legata al sospetto verso chi vive suo malgrado situazioni di degrado, del quale Detroit è simbolo perfetto per il crollo vertiginoso a cui è andata incontro in seguito alla crisi dell'industria dell'automobile.


Certamente Barbarian soffre, probabilmente anche a causa della poca esperienza del suo autore, di un certo didascalismo e forse anche di essere arrivato dopo una serie di precedenti illustri ma non è così comune trovarsi dinanzi a un film in grado di offrire divertimento e analisi di una delle piaghe che ancora divide nettamente la popolazione occidentale in egual misura. 

martedì 22 agosto 2023

JENNIFER'S BODY: UN CULT GENERAZIONALE IN ANTICIPO DI UN DECENNIO

Alla definizione di cult movie spesso corrisponde un prodotto in grado di attirare un seguito crescente soltanto a distanza di anni dalla sua distribuzione ufficiale, com'è accaduto con Blade Runner (Ridley Scott, 1982) o Fight Club (David Fincher, 1999). A questa categoria non può che appartenere anche Jennifer's Body, diretto da Karyn Kusama nel 2009. Nonostante la sceneggiatura rechi la firma di Diablo Cody, reduce dall'enorme successo di Juno (Jason Reitman, 2007), per il quale aveva vinto anche un Academy Award, e la presenza di una star in grande ascesa come Megan Fox, il film incassa molto meno di quanto preventivato e la critica in larga parte lo deride apertamente, sottolineandone proprio presunti difetti macroscopici di scrittura. Con l'avvento del movimento #MeToo e una serie di ottimi riscontri da parte dei successivi lavori della regista americana, la pellicola è stata ampiamente rivalutata. Scopriamo se con merito.


Protagoniste del lungometraggio sono le teenager Jennifer (Megan Fox) e Needy (Amanda Seyfried), amiche da tutta la vita nonostante la prima sia la ragazza più popolare del liceo, mentre la seconda sia molto più introversa e meno appariscente nel look. Una sera mentre assistono al concerto dei Low Shoulder, band indie estremamente ambiziosa, il locale in cui si trovano prende fuoco e Jen, estremamente scossa dall'accaduto, viene portata via dal leader del gruppo (Adam Brody) per sacrificarla a Satana, così da ottenere grande fama in pochissimo tempo. La ragazza sopravvive alle pugnalate delle rockstar ma da quel momento inizierà a nutrirsi delle interiora di numerosi compagni di scuola, tutti maschi.


Per quanto interessante possa essere analizzare i motivi che hanno decretato il fallimento nel 2009 del film, Jennifer's Body è così ricco di spunti di riflessione da un punto di vista prettamente cinematografico per cui mi soffermerò solamente sul testo. Fin dal titolo risulta evidente quanto il corpo femminile sia al centro del racconto, non come banale mezzo di exploitation per irretire i pruriginosi istinti del pubblico maschile, bensì per attaccare proprio questa attitudine a oggettificare le donne, rendendole semplici involucri utili solamente a soddisfare i suddetti bisogni. Per poter mettere in scena ciò che prova qualsiasi ragazza nel momento in cui scopre di essere costantemente nel mirino delle attenzioni sessuali degli uomini, Kusama ricorre agli strumenti offerti dal cinema di genere, dando vita a un ibrido tra due filoni dell'horror particolarmente attenti alla questione femminile quali slasher e rape and revenge. La scelta di chiamare il personaggio interpretato da Megan Fox, attrice simbolo della sessualizzazione fin dalla sua partecipazione a Transformers (Michael Bay, 2007), Jennifer non può non portare alla mente un classico del r&r quale I Spit on your Grave (Non violentate Jennifer, Meir Zarchi, 1978), così come lo stupro da lei subito e la conseguente trasformazione in una forza vendicatrice nei confronti dell'universo maschile, mentre l'ambientazione liceale pertiene maggiormente agli epigoni di Halloween - La notte delle streghe (Halloween, John Carpenter, 1978). Da quest'ultimo l'autrice di Girlfight (2000) riprende anche l'importanza del tema della difficile transizione dall'infanzia all'età adulta dell'adolescenza, i cui traumi vengono simboleggiati dalla lotta per la sopravvivenza causata da un omicida seriale della protagonista Needy, costretta a fare i conti però non con un killer mascherato, bensì la propria migliore amica. Quest'ultima, difatti, a seguito della violenza subita si trasforma in una spietata predatrice che rappresenta perfettamente da un lato l'incubo freudiano di qualunque maschio etero, dall'altro il la materializzazione di tutta l'aggressività fisica e psicologica insita nel sessismo di cui si nutre la società patriarcale tradizionale del mondo occidentale. Non a caso l'arma utilizzata dalla giovane dal volto di Amanda Seyfried per affrontare la ragazza con la quale è cresciuta e per cui prova un evidente tensione sentimentale e sessuale è proprio un coltello, ossia quell'oggetto fallico centrale per ogni slasher nel riflettere la matrice femminista del filone filmico, come evidenziato negli studi seminali di Carol Clover.


All'esplorazione tramite l'horror delle difficoltà quotidiane delle donne nel nostro mondo ancora eccessivamente maschilista, Kusama e Cody abbinano anche un accuratissimo, grazie anche a una vena ironica davvero sprezzante, spaccato dell'ambiente teen dei primi anni Duemila, con particolare cura nel ricostruire vezzi e peculiarità delle subculture giovanili quali goth, indie ed emo. Dalla scelta dei brani della OST fino alla suddivisione i gruppi sociali dei personaggi, con tanto di battute caustiche verso l'arretratezza culturale della periferia americana tipica, Jennifer's Body costituisce un'opera manifesto di un'epoca, di una generazione e di un intero universo giovanilistico e non solo, con un linguaggio cinematografico personale e ancora oggi fresco, motivi per cui è comprensibile come sia riuscito a diventare, seppur con colpevole ritardo, un cult, importantissimo perché anche chi non ha mai vissuto il 2009 possa riflettere sulle iniquità di genere.