lunedì 24 agosto 2026

INTERVISTA COL VAMPIRO: I POURED MY ACHING HEART INTO A POP SONG

Esattamente cinquanta anni fa la scrittrice statunitense Anne Rice pubblicava Intervista col vampiro, un romanzo in grado di ridefinire completamente (o quasi) una delle figure più archetipiche della letteratura e del cinema fin dalla seconda metà del Settecento, senza contare le innumerevoli credenze popolari diffuse in tutta Europa che avevano ispirato romanzieri e sceneggiatori. L'approccio totalmente nuovo alla suddetta creatura, permeata di un malinconico esistenzialismo intriso di influenze cattoliche e queer al contempo, ha reso possibili innumerevoli incarnazioni ben distanti dai canoni diffusi a partire dal leggendario Dracula di Bram Stoker e dalle sue trasposizioni filmiche, tra le quali ovviamente l'adattamento diretto del succitato romanzo del 1976, diretto da Neil Jordan e sceneggiato dalla stessa Rice nel 1994. Nel 2022, nel pieno dell'esplosione della serialità sulle piattaforme di streaming e di remake e requel di pellicole cult, Rolin Jones riporta nuovamente sugli schermi il primo capitolo delle Cronache dei vampiri con Anne Rice's Intervista col vampiro (Anne Rice's Interview with the Vampire), che nel momento in cui scriva consta ben tre stagioni, che adattano anche il successivo romanzo Scelti dalle tenebre. Nonostante in Italia sia arrivata su Netflix solamente al tramonto del 2025, la serie vanta recensioni estremamente positive e persino una esibizione live dei brani composti ad hoc per la terza stagione, segno evidente di un grande successo anche di pubblico, tanto da aver reso possibile la produzione di una ulteriore stagione.


Rielaborando gli eventi chiave delle fonti cartacee, i 22 episodi che compongono la produzione AMC seguono la trasformazione in non-morto di Louis de Pointe du Lac (Jacob Anderson), ricco rampollo di una famiglia creola di New Orleans dedito al commercio del gioco d'azzardo e della prostituzione nei primi anni del Novecento. A renderlo un "nosferatu" è il francese Lestat de Lioncourt (Sam Reid), che prima lo affascina con i suoi modi raffinati e la libertà di espressione che manifesta anche nelle occasioni più formali e poi intesse con lui una relazione tanto travagliata quanto sanguinaria. Le disavventure dei due vengono narrate attraverso dei flashback generati dalla memoria del protagonista nel corso di una intervista a Dubai con Daniel Molloy (Eric Bogosian), giornalista pluripremiato che aveva già conosciuto Louis negli anni Settanta, ottenendo una prima versione dell'intervista.


Fin dalle prime sequenze dell'episodio pilota (In preda a un crescente furore...; In Throes of Increasing Wonder...), diretto da un navigato regista televisivo quale Alan Taylor, Intervista col vampiro espone chiaramente la volontà di adattare personaggi, eventi e ambientazioni dei romanzi a una sensibilità pienamente figlia del ventunesimo secolo, dove la fondamentale componente spirituale delle pagine di Anne Rice cede il passo a una maggiore attenzione ai fenomeni socio-politici della storia americana, come si può evincere già dalla caratterizzazione di Luois. Quest'ultimo, figlio del lato oscuro della luna dell'american dream ben prima di essere morso da Lestat, si carica sulle spalle un nucleo famigliare segnato non solo dal colore della pelle o dall'incombenza del primo conflitto mondiale, ma ancor di più dalle scelerate scelte di vita effettuate dal defunto padre e da una crisi morale che si riverbera nell'atteggiamento opposto dei due fratelli de Point du Lac. Il primo, come accennato precedentemente, abbandona il business delle piantagioni per dedicarsi a prostituzione e altri vizi da offrire soprattutto a marinai e soldati in visita alla capitale della Louisiana, Paul (Steven G. Norfleet), d'altro canto, vive con fervenza religiosa ai limiti del fondamentalismo. Ciononostante i due sono inseparabili e proprio l'apparente suicidio di Paul è il primo, decisivo passo che porta Louis tra le braccia del suo compagno per la vita, così come, seppur in circostanze diverse, è sempre un trauma a causare la trasformazione in vampiro per tutti i personaggi del racconto, come se questa particolare condizione che travalica i limiti della mortalità rappresentasse una sorta di tentativo di anestetizzare l'imprevedibilità, soprattutto emotiva, della vita umana, sempre in balia di eventi troppo grandi per le possibilità dell'individuo. Quello che imparano a proprie spese, però, i due vampiri già menzionati, ma anche altri come Armand (Assad Zaman) e ancor di più la giovanissima Claudia (Bailey Bass nella prima stagione; Delainey Hayles nelle successive stagioni), è quanto l'esistenza da non-morti sia tutt'altro che scevra delle sofferenze dei mortali. Dietro gli immensi poteri delle tenebre, l'edonismo sfrenato ostentato da Lestat o gli abusi psicologici operati da Armand, i vampiri portano sulle spalle il fardello crescente di decenni, secoli o addirittura millenni di vite umane spente per sedare una sete di sangue che inizia a trovare un freno soltanto tra i più antichi della specie, i quali però pagano questo minor bisogno di uccidere con un'altrettanto minor desiderio di qualsiasi altra necessità fisica, intellettuale o sentimentale, portando alcuni di loro alla follia (si pensi a Magnus, interpretato da Damien Atkins), altri ancora all'esilio autoimposto (il caso di Marius, portati sul piccolo schermo da Christopher Heyerdahl).


Da questo punto di vista la serie, ancora una volta in controtendenza rispetto alle precedenti incarnazioni del racconto, rinuncia a un approccio lirico e contemplativo in favore di una matrice maggiormente pop, che non distoglie lo sguardo dai momenti più controversi e trasgressivi dell'opera originale, cogliendone però perlopiù la caratura progressista e in aperta contestazione al puritanesimo che scorre ancora nelle vene della cultura americana, specialmente in un frangente storico come quello attuale, con una netta polarizzazione tra conservatori e democratici. A tal proposito la terza stagione, probabilmente quella che sintetizza, con più sicurezza e spavalderia, introspezione e iconoclastia, immaginario contemporaneo ed echi del passato, mette in scena una potente riflessione sull'attuale manipolazione della verità resa possibile dai social media e dalla diffusione sempre più capillare di letture complottiste del reale, informazione alternativa ai canali tradizionali e le possibilità offerte dalla strumentalizzazione di tali mezzi. Per questo la scelta di rendere Daniel un giornalista dotato di grande esperienza e competenze, ma anche di una sfrontatezza con cui travalica ogni limite etico sia nella propria professione, sia nella vita privata, conferma ulteriormente l'idea di una lettura orgogliosamente intrisa delle istanze sociali e politiche dell'attualità, per cui anche l'esplicita affermazione dell'identità queer dei vampiri toglie certamente potenza immaginifica rispetto alla scrittura di Rice, ma risulta coerente con la visione di Rolin Jones. Fluidità di genere e sessuale che ha come premio quello di aggiornare agli anni Venti del 2000 la consueta sensualità che ha sempre accompagnato la figura del vampiro, riuscendo persino in una fase storica nettamente più aperta nei costumi sessuali a dare forma al rimosso e agli istinti più reconditi di un pubblico che, ancora una volta, esplora dall'altro lato della quarta parete la commistione di Eros e Thanatos che da secoli rende affascinanti figure come Dracula o Lestat.


Vedere anche questi esseri immortali e quasi onnipotenti alle prese con amore, colpa, desiderio, rimorso, senso di comunità e addirittura il bisogno di esprimersi attraverso l'arte permette allo spettatore di comprendere ancor più in profondità il valore della propria umanità, nonostante l'imperante spersonalizzazione diffusa dalla crescente invasività dell'intelligenza artificiale, da un sistema economico dominato da conglomerati multinazionali finemente standardizzati e rapporti interpersonali sempre più digitali. Intervista col vampiro vive fieramente di impulsi, passioni e carne viva, che forse oggi rappresenta lo schiaffo più forte all'ordine costituito che la fiction possa sferrare.

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