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domenica 3 gennaio 2021

THE ROVER: IL FERINO FAR WEST AUSTRALIANO

Reduce dal plauso della critica riservato al suo esordio nel cinema di finzione (Animal Kingdom, 2010), David Michôd firma nel 2014 The Rover, da lui anche prodotto e sceneggiato, a partire da un soggetto co-scritto con l'attore Joel Edgerton. Nonostante l'ottimo riscontro in patria, condito da numerosi riconoscimenti, il lungometraggio riceve un'accoglienza ben più tiepida nel resto del mondo, dove molti recensori sottolineano delle mancanze in fase di scrittura.


La pellicola, ambientata in un ipotetico futuro segnato da una gravissima crisi economica mondiale, segue la ricerca della propria auto da parte di Eric (Guy Pierce), un taciturno abitante dell'outback australiano. L'uomo subisce l'improvviso furto dell'unico bene a cui sembra tenere, una berlina, da parte di un gruppo di delinquenti in fuga, tra i quali spicca Henry (Scoot McNairy). Durante la ricerca del veicolo il protagonista è costretto a confrontarsi con la variegata fauna di disperati che abita il continente in seguito alla sopracitata crisi, dividendo gran parte del viaggio con Reynolds (Robert Pattinson), fratello proprio di Henry abbandonato al proprio destino dopo essere stato ferito nel corso di una rapina.


In molte recensioni viene sottolineato, con una chiara accezione negativa, il minimalismo dello script ideato da Michôd. A mio avviso, invece, una delle fonti di fascino che caratterizzano The Rover risiede proprio nella semplicità dell'intreccio, come nella tradizione del miglior cinema di genere. Prendendo in prestito i canoni di filoni narrativi ben noti al pubblico, quali sci-fi post-apocalittica e revenge movie, il cineasta originario di Sydney realizza un'opera che sacrifica l'originalità in cambio della potenza visiva ed emotiva. La cinepresa rifugge movimenti eccessivi, alternando con sagacia inquadrature molto strette rispetto a Eric e Rey ad campi lunghi e lunghissimi sullo sterminato territorio australiano. Persino la lunghezza ben sopra la media contemporanea delle inquadrature contribuisce a donare al film una forma estremamente essenziale, perfettamente aderente al racconto asciutto che mette in scena.

Da questo impianto estetico-narrativo minimale emerge la visceralità di quanto avviene nel profilmico. Il mondo futuro immaginato dall'autore di Animal Kingdom appare ben distante sia dalle eleganti geometrie della sci-fi classica, sia dal folle universo post-apocalittico del connazionale George Miller. L'Australia di The Rover somiglia molto di più a un nuovo Far West, una novella frontiera per tutti quei disperati fuggiti sull'enorme isola nel Pacifico in cerca di una fortuna impossibile da raggiungere nel resto del pianeta. Proprio la disperazione sembra dominare tutti questi coloni, costretti a confrontarsi con una natura aspra e una totale incapacità da parte dell'apparato statale di mantenere un'accettabile forma di civiltà all'interno del paese. Alla stregua di quanto visto in decenni di western, l'outback si trova alla mercé del più forte, del più spietato, di chiunque sia disposto a sporcarsi le mani pur di sopravvivere.


Il confronto finale tra Reynold ed Henry risulta quanto mai esemplare di questa condizione: il fratello minore, pistola alla mano, ripete continuamente all'altro di essere stato abbandonato nonostante il legame di sangue, mentre il maggiore, impugnando anche lui un'arma da fuoco, appare sconvolto. Lo stallo tra i due fratelli riassume con crudele efficacia la totale deflagrazione di ogni principio etico o sociale su cui si basa ciò che chiamiamo civiltà. L'esasperato individualismo promosso dal capitalismo , una volta crollate le istituzioni che imbrigliano gli istinti primordiali di ogni essere umano, finiscono inevitabilmente per dissolvere ogni rapporto tra persone, ridotte ormai allo stato di belve pronte a sbranarsi l'un latro pur di campare. Persino la parentela, il più sacro e primigenio legame della società umana perde qualunque valore, smarrito come sbiadita testimonianza di un tempo che fu.

In fondo a terrorizzare il glaciale Eric non è il senso di colpa, bensì la totale indifferenza del prossimo nei confronti dell'orribile crimine da lui commesso e dei crimini analoghi che ogni giorno vengono consumati. The Rover sembra dunque metterci in guardia sulla labilità del confine tra umano e animale in un presente, come il nostro, civilizzato e selvaggio allo stesso tempo, con un linguaggio filmico coerentemente feroce e lirico nel contempo. Proprio come il sublime (nell'accezione romantica del termine) deserto australiano.

mercoledì 19 settembre 2018

DARK PLACES: L'INFERNO DANTESCO DELLA MEMORIA

Il grande successo di critica e pubblico ottenuto da Gone Girl di David Fincher (2014) ha spalancato le porte del cinema mainstream ai romanzi della scrittrice statunitense Gillian Flynn, autrice peraltro della sceneggiatura della pellicola con Ben Affleck e Rosamund Pike. Sulla scia di questo momento di grande fama da parte dei romanzi della stessa nel 2015 è arrivato nelle sale Dark Places - Nei luoghi oscuri (Dark Places), diretto e adattato per il grande schermo da Gilles Paquet-Brenner e prodotto dalla star del film, Charlize Theron. Nonostante l'enorme richiamo offerto dall'attrice sudafricana, specie dopo il trionfo di Mad Max: Fury Road (George Miller, 2015), l'opera viene distribuita limitatamente negli USA e anche all'estero non conquista i favori degli spettatori, probabilmente a causa di aspettative troppo legate alla formula del già citato lavoro di Fincher.

Charlize Theron interpreta Libby Day, unica sopravvissuta al massacro della sua famiglia nel 1985 per il quale è stato condannato all'ergastolo il fratello maggiore Ben (Corey Stoll), già invischiato in accuse di pedofilia legate al satanismo. Da quell'infausto giorno la protagonista ha vissuto solamente tramite le donazioni di tutte quelle persone che le hanno inviato denaro dopo averne conosciuto la storia attraverso televisione e giornali ma dopo tanti anni la sua tragedia è ormai finita nel dimenticatoio e con essa i conseguenti mezzi di monetizzazione della stessa. In estremo bisogno di denaro Libby riceve un'offerta da Lyle (Nicholas Hoult), proprietario di alcune lavanderie che le chiede di collaborare con le indagini in corso di svolgimento da parte del suo club di appassionati di crimini irrisolti. L'uomo e altri membri dell'associazione sono convinti che Ben sia innocente e vorrebbero riaprire il processo a suo carico ma hanno pochi giorni per procedere e nessuna prova, se non la consapevolezza oggettiva che le indagini svolte siano state piene di vizi di forma e contraddizioni dovute alla fretta di incastrare il giovane con la passione per l'heavy metal. Il bisogno di soldi di Libby fa sì che superi le sue iniziali perplessità, convincendola ad affrontare finalmente il suo passato.

Strutturato narrativamente come un puzzle formato da tessere sia passate che presenti che si incastrano con il passare dei minuti Dark Places si distacca completamente dall'impostazione con repentini ribaltamenti dei punti di vista presente in Gone Girl e probabilmente questo non ha giocato a suo favore nel momento del suo arrivo in sala. Certamente il lavoro di Fincher possiede una ricerca estetica e uno scavo profondo all'interno delle contraddizioni morali del modello sociale occidentale sui quali probabilmente il film analisi non può contare ma sarebbe un errore metodologico evidente paragonare i due film semplicemente perché tratti da due romanzi della medesima autrice. Il film diretto dal cineasta francese palesa immediatamente la sua volontà di abbandonare ogni velleità di sorprendere il pubblico come in un giallo di Agatha Christie circa la verità dietro l'assassinio al centro dell'intreccio semplicemente perché il vero cuore dello stesso è il viaggio attraverso la memoria e l'offuscamento di questa da parte della protagonista. L'intero lungometraggio si dipana come una vera e propria discesa negli inferi da parte di Libby, sospesa per anni in un limbo sovvenzionato dalle donazioni ricevute nel quale non è mai divenuta davvero una donna adulta non avendo mai lavorato ed essendosi privata ogni relazione degna di questo nome con il mondo esterno. L'incontro con Lyle, la sua convinzione circa l'innocenza di Ben e l'estremo bisogno di soldi costringono la superstite a fare finalmente i conti con quel passato che è divenuto, per sua stessa ammissione, sempre più nebuloso, corrotto dalla rabbia e da un sotteso senso di colpa per aver mentito alla polizia. Debby per poter ricostruire la vicenda viene suo malgrado portata a dover attraversare una lunga serie di giorni infernali degni della Divina Commedia dominati da uno o una coppia di personaggi coinvolti nella strage della famiglia Day, ognuno sconvolto da un determinato peccato che ha contribuito all'incarcerazione del fratello della protagonista, compreso quest'ultimo. Dalla ragazzina che si era inventata la storia circa le molestie sessuali di Ben alla ex fidanzatina incinta l'unica sopravvissuta alla tragedia finisce per constatare come una lunga serie di menzogne tenute nascoste per decenni abbia distrutto la vita non solo del presunto assassino ma anche degli stessi bugiardi, divenuti tutti nel presente degli adulti soli e incapaci di superare il trauma, proprio come lei. La sbrigativa e priva di grandi colpi di scena risoluzione dell'enigma dunque diventa una autentica scelta di priorità da parte del regista, il quale, in quanto autore della sceneggiatura, opta volontariamente per porre la propria lente d'ingrandimento sul percorso di maturazione e di ricostruzione della protagonista, ennesima figura di essere umano dall'io fortemente scisso presente nel cinema contemporaneo e alle prese con le conseguenze più nefaste dell'incapacità della memoria dell'uomo di ricostruire fedelmente l'oggettività della realtà.

Dark Places, grazie anche alla presenza nel cast di attori di grande livello (da menzionare l'interpretazione di Chloe Grace Moretz nei panni della ragazza di Ben Day al tempo dell'omicidio), rappresenta un'interessante escursione attraverso il tentativo di una donna mentalmente ed emotivamente spezzata di ricomporre i pezzi della propria persona, arrivando finalmente a cominciare una vita reale solamente dopo aver affrontato i demoni che abitano il proprio infernale passato.